Il Monte dell’Ascensione la tradizione popolare vuole che questo Monte si sia aperto e poi richiuso
per nascondere Santa Polisia dai soldati romani.
“Il Monte dell’Ascensione era famoso sia per l’erba santa che gli amanti vi
colgono prima del levar del sole, sia per il gettito di pietre che in segno
di devozione si fa in una gola del monte, dove Santa Polisia, tesse su
telaio d’oro con accanto una chioccia e pulcini d’oro. Entro a sto monte
sta Polisìa bella, insieme alla sua giovane donzella; stanno tessendo su
un telaio d’oro chioccia e pulcini d’oro intorno a loro: Il sole sorge e giù
Polìsia canta: Getta la pietra e cogli l’erba santa”. (1)
Questo monte, già chiamato Monte Nero, fu poi ribattezzato Monte Polesio, e infine Monte dell’Ascensione.
Domenico Savi, detto Meco del Sacco, qui fondò un piccolo convento:
“fece dodeci compagni Sacconi, che chiamò i suoi Apostoli. Comprò un
bel podere alle falde del Monte Polesio, ed ivi concorreano i Sacconi e le
Saccone per ascoltare le sue dottrine, e per fare un unione di anime e di
corpi”. (2)
Secondo Mircea Eliade e René Lebrun, i Flagellanti offrivano il loro sangue alla dea Cibele
per propiziare la fecondità della terra e rivitalizzare le divinità che dimoravano nel regno delle
ombre, eco delle antiche feste pasquali della resurrezione di Cristo.
Antonio De Santis, nel suo volume dedicato a Meco del Sacco, cita la Madonna della Fecondità ritrovata sottoterra nei pressi della vetta dell’Ascensione, la cui copia è conservata nella chiesa di Polesio.
“Noi tutti diciamo Monte dell’Ascensione e non sappiamo che il suo vero
nome è Monte Polesio… tutti i giovani nella Valle del Tronto durante il
fidanzamento fanno un pellegrinaggio rituale sul Monte di Polesio,
da ogni parte la vigilia dell’Ascensione era un accorrere di gente dalla
valle…. i giovani s’avviavano al monte per trascorrervi la notte e ripartire
poi nel pomeriggio della festa, dopo essersi saziati di risa, di canti, di
balli.. si portava lassù il simbolo della vita che rinasce a primavera (un
palo, simbolo del fallum), compiuto il rito esso diventa santo. Si può concludere
che a Polesio si conserva il polo, un emblema fallico: ogni anno
gli ascolani, insieme al contado della valle, portavano lassù un grande
tronco d’albero, per poi seppellirlo sul monte, nella vulva della. In cima
al monte salivano ad omaggiare i riti della primavera, la fortuna delle
nascite, la rinascita dei matrimoni. Pochi anni fa, lo scrivente ho notato
lassù un piccolo fallo con glande dipinto di rosso e conficcato a terra sotto
un mucchio di spine”. (3)
“In un bassorilievo sul lato esterno della chiesa di Polesio, l’attenzione cade sulla parola scritta
lungo il fusto: “VIVIV” accenno a germogli di vita”. (4)
“Sul Monte dell’Ascensione cresce un’erba portentosa e santa, localmente
detta l’erba della Madonna, e porta fortuna ai giovani sposi che
all’albeggiare hanno la sorte di coglierla fresca e molle di rugiada. I devoti,
che il giorno dell’Ascensione si recano sul Monte, gettano l’omaggio
di un sasso sul luogo dove Polisia sparì, e credono che la santa sia ancora
nel grembo del monte Polesio, dove da secoli tesse in un telaio d’oro,
con accanto una chioccia dai pulcini d’oro. Polesia, dopo esser sfuggita al
genitore, riuscì a nascondersi fra le selve della montagna, con altre fanciulle
di Ascoli”. (5)
Riporto la segnalazione di Nora Lucentini (ex Direttore del Museo Archeologico Statale di Ascoli Piceno) del ritrovamento sul Monte Ascensione di un’ascia di bronzo a bordi rialzati lungh. 12,5, età Bronzo Finale, trovata nei pressi di Capradosso di Rotella.(6)
IL ritrovamento della terracotta mista a carboni che ho avuto la fortuna d’individuare nei pressi della sua cima e l’ascia attestano una frequentazione devozionale del Monte continuativa che parte dall’età del bronzo e arriva all’ultima festa dell’Ascensione che al prof. Umberto Sansoni
ricorda i Brandopeferplätze, i luoghi del rogo votivo, caratteristici delle Alpi Centro Orientali (7).
Bibliografia
(1) EGIDI, Francesco (1965). Dizionario dei dialetti Piceni fra Tronto e Aso. Montefiore dell’Aso. La Rapida.
(2) PASTORI, Luigi (1790). Dissertazione istorico critica sul Monte Polesio ora detto Monte dell’Ascensione. Fermo.
(3) CELANI, Luigi (1997). Il Monte Polesio. In Dimensione Picena, 7, giugno. pp 5-6
(4) CELANI, Luigi (1981). Ancora sul Monte dell’Ascensione. In Dimensione Picena, 15 giugno.pp.
9-10
(5) CATALINI, Benedetto Luigi (1927). Il Monte dell’Ascensione nella tradizione e nella storia Fermo. – Sta. Cooperativo Tipografico.
(6) LUCENTINI, Nora (2001). Le grotte nella preistoria prospettive per la grotta della Sibilla. In Sibilla Sciamana della montagna e la grotta appenninica. Montemonaco. Miriamica. pp.78-87
(7) SANSONI, Umberto (2006). La sacralità della montagna: la Valsaviore, le Alpi, i monti degli Dei. Capo di Ponte. Edizioni del Centro, Edizioni Cleto e Faenna.